Sostituire le finestre di casa è un intervento che migliora il comfort abitativo e riduce i consumi energetici. Il Bonus finestre 2026 permette di recuperare parte della spesa sostenuta, ma la scelta tra ecobonus e bonus ristrutturazione non è sempre immediata. Le aliquote variano in base alla destinazione dell’immobile e le regole per accedere alle agevolazioni cambiano a seconda che si tratti di prima casa o seconda abitazione. Conoscere i limiti di spesa, i requisiti tecnici e la documentazione necessaria aiuta a evitare errori che potrebbero far perdere il diritto alla detrazione.
Nelle prossime righe vedremo come funziona la sostituzione degli infissi con l’ecobonus, quali vincoli impone la trasmittanza termica e perché il pagamento con bonifico parlante resta un passaggio irrinunciabile. Affronteremo poi il bonus ristrutturazione, chiarendo quando un semplice cambio di serramenti può rientrare nella manutenzione straordinaria e dare accesso anche al bonus mobili.
La detrazione infissi tramite ecobonus si applica quando i nuovi serramenti garantiscono un effettivo risparmio energetico. La condizione principale è il rispetto dei valori di trasmittanza termica stabiliti dal decreto ministeriale, che definiscono il flusso di calore disperso attraverso la finestra. Più il valore Uw è basso, migliore è l’isolamento: un serramento con trasmittanza intorno a 1,3 W/m²K offre già un buon rendimento, mentre scendere sotto 0,8 W/m²K significa raggiungere un livello ottimale.
Per ottenere l’ecobonus finestre non basta acquistare un prodotto performante. Bisogna farsi rilasciare l’asseverazione di un tecnico abilitato e trasmettere all’Enea la scheda informativa entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Vanno conservate le schede tecniche con marcatura CE, le dichiarazioni di prestazione, le fatture e le ricevute dei bonifici. Il pagamento deve avvenire tramite bonifico bancario o postale dedicato, con l’indicazione del codice fiscale del beneficiario, la partita IVA del fornitore e la causale corretta. Un errore nella compilazione può far decadere il diritto alla detrazione, a meno che non si ripeta il pagamento o si ottenga dall’impresa una dichiarazione sostitutiva che attesti la corretta contabilizzazione dell’importo.
L’aliquota prevista per il bonus serramenti con ecobonus è del 50% sulla prima casa e del 36% sulle seconde case, con un limite di spesa di 60.000 euro. La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo. Dal 2027 l’aliquota per l’abitazione principale scenderà al 36%, mentre dal 2028 si uniformerà al 30% per tutti gli immobili.
Chi non può rispettare i requisiti tecnici dell’ecobonus può comunque accedere al bonus infissi tramite la detrazione per ristrutturazione edilizia. L’aliquota è del 50% per la prima casa fino al 31 dicembre 2026, con un massimale di 96.000 euro per unità immobiliare, mentre scende al 36% per le seconde case. Anche in questo caso il pagamento richiede il bonifico parlante e la detrazione si suddivide in dieci rate annuali.
Un aspetto spesso trascurato riguarda la natura dell’intervento. La sola sostituzione serramenti con prodotti identici per forma, colore e materiale è considerata manutenzione ordinaria e non dà diritto alla detrazione sull’unità singola, a meno che non rientri in un progetto più ampio di ristrutturazione. Se invece i nuovi infissi hanno sagoma, colore o materiale diversi dai precedenti, l’intervento si configura come manutenzione straordinaria e permette di fruire del bonus ristrutturazione anche sulla singola abitazione. Questa distinzione è importante anche per chi vuole abbinare la detrazione infissi 2023 e 2026 al bonus mobili: l’acquisto di arredi ed elettrodomestici è agevolato solo se i lavori edilizi rientrano nelle categorie della manutenzione straordinaria, del restauro conservativo o della ristrutturazione vera e propria.
Per i condomini, le regole cambiano leggermente. Gli interventi sulle parti comuni possono beneficiare di aliquote potenziate se inseriti in progetti di riqualificazione energetica dell’intero edificio, con detrazioni che arrivano fino al 70-75% calcolate su un ammontare massimo di 40.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari. Se si combinano anche interventi di riduzione del rischio sismico in zone 1, 2 o 3, la detrazione può salire all’80 o all’85 per cento.
Il bonus finestre 2026 si recupera indicando le spese nella dichiarazione dei redditi, tramite modello 730 o Redditi Persone Fisiche, e non viene applicato in automatico. Ogni anno va riportata la quota di competenza, specificando importo pagato e anno di sostenimento della spesa. Se l’immobile è in comproprietà, ciascun intestatario deve indicare la propria parte.
Chi può effettivamente accedere alle aliquote più alte? La detrazione del 50% spetta solo a proprietari e titolari di diritti reali di godimento sull’abitazione principale, come usufruttuari, titolari di diritto d’uso o abitazione. Inquilini, comodatari e familiari conviventi del proprietario possono accedere alla detrazione ma con aliquota ridotta al 36%, indipendentemente dalla destinazione d’uso dell’immobile. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che se l’immobile non è abitazione principale all’avvio dei lavori, l’aliquota al 50% è comunque riconosciuta a condizione che lo diventi al termine degli interventi.
Un ultimo chiarimento riguarda gli adempimenti comunali. La sostituzione di finestre e infissi rientra nell’edilizia libera quando non si modificano le caratteristiche dimensionali, il numero di ante o il tipo di apertura. Nessuna comunicazione al Comune è necessaria, ma restano da rispettare le norme antisismiche, di sicurezza e igienico-sanitarie. Se l’edificio si trova in area soggetta a vincolo paesaggistico, invece, serve l’autorizzazione paesaggistica semplificata. Il consiglio resta quello di verificare sempre eventuali restrizioni regionali o vincoli della soprintendenza prima di iniziare i lavori, perché una mancata conformità urbanistica può far perdere l’intera detrazione in caso di controllo.
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